martedì 2 giugno 2026

Nginyiwarrarringu, non solo paura


 Ngi-Nyi-War-Rar-Rin-Gu ... se fosse un mobile dell'Ikea non riuscirei nemmeno a pronunciarlo!!! Chissà se sarebbe difficile il suo montaggio come lo è la sua pronuncia. 
Ah! Il Popolo dei Pintupi non focalizzano la paura con un'unica parola ma l'hanno suddivisa in quindici sfumature lessicali ben distinte. Tra allerta fisica e reattività improvvisa, tra terrore estremo e paralisi, tra ansie sociali e relazionali, tra Paure spirituali, sacre e notturne e tra gli stati di apprensione minore. Noi civilizzati ci possiamo scordare codesto strumento di connessione ecologica. 
Per noi occidentali la Paura è un'emozione subita, una debolezza da superare, spesso vissuta come vergogna o fastidio, per il Popolo Pintupi, invece,queste quindici sfumature di paura non sono da evitare ma rappresentano una vera e propria chiave interpretativa del mondo e uno strumento di evoluzione spirituale. E' un contatto profondo con la terra. Per loro il mondo non è un semplice pezzo di suolo inanimato ma un'entità viva intessuta di storie ancestrali (il tempo del sogno o Tjukurpa). Emozioni come il Kunytiu (il timore di violare un tabù) o il Yarrarringu (il panico di perdersi) non sono semplici ansie, ma il modo in cui la terra stessa comunica con l'individuo. Provare queste paure sta a significare che i canali sensoriali sono sintonizzati sulla frequenza dell'ambiente circostante. Nel deserto profondo la solitudine equivale alla fine. Molte delle quindici paure (come il ngulu, l'ansia della vendetta, o il Multjaringu, la diffidenza per lo sconosciuto) servono a regolare i rapporti sociali e a mantenere l'equilibrio nella comunità. Questa consapevolezza emotiva permette di decodificare immediatamente lo stato d'animo degli altri membri della tribù, creando un contatto empatico e coesione sociale. Per loro la paura non chiude le porte della percezione, più sfumature conosci e più sei un essere umano consapevole. 
E quando il Nginyiwarrarringu ti dà uno spasmo di spavento, un'impulso fisico incontrollabile che ti fa scattare in piedi e guardare rapidamente attorno per individuare la minaccia nascosta riconosci che il sussulto da messaggio su what's app non è una vera allerta. Ma non importa se ti trovi nel cuore del deserto Australiano o sul divano di casa tua... quando l'emozione ti fa balzare per colpa di un rumore misterioso, non ti sta dicendo che sei un codardo ma ti sta urlando che sei vivo e che sei connesso con tutto ciò che ti circonda. 

Nell'era moderna assistiamo al fenomeno opposto attraverso quelli che i sociologi definiscono "gli imprenditori della paura"; "state perdendo i capelli?", "Le patatine provocano la demenza?", "Siete insoddisfatti del vostro lavoro?". Riuscendo a fare quello che tutte le pubblicità dovrebbero fare; creare un'ansia che si allevia solo all'acquisto.. questo è ciò che viene scritto in un romanzo! La paura moderna viene deliberatamente mantenuta vaga e confusa per poter essere monetizzata. Non dá un nome preciso allo spavento per permette di dominarlo e di capire esattamente cosa sta succedendo al proprio corpo ma diventa il motore per vendere sistemi di sicurezza, polizze assicurative, farmaci o per catturare l'attenzione degli utenti sugli schermi, trasformando un istinto di sopravvivenza in un business miliardario. In sintesi, i Pintupi usano la paura come un'antenna per leggere la realtà e connettersi ad essa;una bussola invisibile che serve a mappare lo spazio e a sentirsi parte del mondo; per l'uomo contemporaneo è diventata una gabbia artificiale, progettata per confondere i sensi e renderci vulnerabili al controllo.

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