E già me la immagino questa lancetta mentre si rifiuta di compiere l'ennesimo suo compito annuale, la vedo mentre rifiuta lo sforzo smascherando l'assurdità del comportamento umano; affannarsi a spostar per risparmiare luce per poi vivere in ambienti perennemente invasi dalla tecnologia. Come una sorta di "Ribellione del Tempo" ella visualizza l'illusione umana nel tentativo di addomesticarlo, di adattarlo, di giostrarlo a ritmi prefissati.
Così come lei anch'io eccomi a riscoprirmi nuovamente restia a codesta gestualità e rito programmato, io quello estivo è l'orario che terrei vivo; un'ora in meno sempre, per tutti i mesi dell'anno. Perché quest'ora se ne deve andare? E dove và? Ma poi torna, come un debito e un credito che si devono compensare entro il termine prestabilito per legge. Dove se ne va dunque? Va a depositarsi nella stanchezza degli occhi al mattino? nella lentezza dei pensieri? nel battito accelerato di un cuore che tenta di ritrovare il ritmo suo perduto? Sgranocchiata e inghiottita per poi esser vomitata dall'ingranaggio, come se d'inverno avessimo il diritto di giuggiolare sotto le coperte e d'estate avere un'ora in meno di ferie al dì. Oppure perché non tenerla sempre? Soprattutto d'estate quando si potrebbe godere di un'ora in più di mare, di gite, di serate al fresco in compagnia, di scampagnate in montagna. Invece? cosa fanno? l'ora in più ce la profilano quando accendiamo i riscaldamenti, quando piove, quando la voglia di uscire di casa a causa del tempo è ridotta e le pantofole son più confortanti. La rendono quando il tempo trascorso in casa è maggiore, quando gli scaldini fanno da padroni e l'elettricità è comunque spesa!!!
















