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martedì 13 agosto 2019

Ikigai (生き甲斐) è un concetto giapponese che significa “una ragione d’essere“.

Perché tornare a una ricerca? Non hai forse già attraversato momenti peggiori? Una banale questione con una dottoressa presumibilmente mestruata o un pomeriggio vuoto sono bazzecole in confronto al passato, a quando i minuti trascorrevano senza avere un'effettiva logica. Un trascorso di momenti pesanti risi allegri e leggeri, e ora? son leggeri e cosa fai? Li rendi pesanti? Ma sarai ben contorto caro il mio neurone...
Forse ci troviamo solo in uno dei quattro triangoli che intrecciano i cerchi prospettici... "Soddisfazione ma senso di inutilità", "Comodità ma senso di vuoto" le altre due no... ne son certa...
Perciò ho perduto per strada l'emozione e la gratificazione e il piacere associato all'appagamento? Tu si che sei furbo neurone... complimenti!!!
Okkey!!! La frustrazione lasciamola alle vecchie d'animo e vediamo come possiamo rimediare...

La parola Ikigai è di solito usata per indicare la fonte di valore nella propria vita o le cose per cui vale la pena vivere. In secondo luogo, il termine è usato per riferirsi a circostanze mentali e spirituali in cui gli individui sentono che le loro vite sono preziose. Non è necessariamente legata alla propria condizione economica o allo stato attuale della società. Anche se una persona sente che il presente è buio, ma ha un obiettivo in mente, comunque può sentire il proprio Ikigai. I comportamenti che ci fanno sentire Ikigai non sono azioni che siamo costretti a prendere, si tratta di azioni naturali e spontanee.
Possiamo trasformare quello che leggiamo in domande, e provare a dare una risposta:
  • Cosa amo?
  • Di cosa ha bisogno il mondo?
  • In cosa sono bravo?
  • Per cosa posso essere pagato?
Interagendo, queste quattro aree, creano in effetti quattro ulteriori aree, ed ulteriori domande sul significato per noi stessi di:
  • Missione
  • Passione
  • Professione
  • Vocazione
Farsi delle domande anche ripetute, meglio se sono buone domande, è il cosiddetto inquiring ed è molto efficace nell’esplorare se stessi. Meglio ancora se lo si fa in due, ed ancora meglio naturalmente se le domande sono fatte in modo professionale.
Certo non è proprio facile dare una risposta conclusiva a quale è davvero il senso della propria vita. Probabilmente anche la risposta più determinata e definitiva ha dietro molto spazio da esplorare. Tutto sommato, in realtà, come per chi scala una montagna, la ricerca dell’Ikigai è quasi più importante del raggiungerlo. Il viaggio rende felici, non la destinazione. Ma rinunciare ad una destinazione significa rinunciare al viaggio.

Cosa amo?
Ho sempre sostenuto che ogni essere vivente è degno di attenzione, l'amore è il vinavil essenziale per conoscere non superficialmente qualsiasi forma di vita (a parte gli scarafaggi) Però, penso, che la domanda sia intesa come; Cosa ami fare? Curiosare!!! E dare informazioni....
Di cosa ha bisogno il mondo?
In senso alla risposta data prima il mondo ha bisogno indubbiamente di tanti volontari che si prodigano per le molteplici azioni umanitarie... ma qui mi bloccano altri fattori che nulla centrano con questi valori.
La giornalista? La ficcanaso? La blogger scoop? La tuttologa ai livelli di Sgarbi o Severgnini? La viaggiatrice information for economic center in the word... Ok ... le minchiate finiscono qua...
In cosa sono bravo?
Come faccio a dirmelo da sola? Le photo? I post? Le mail inviate nei momenti di incazzo?
Per cosa posso essere pagato?Di travel blogger ne esistono a maree ... non penso di offri nulla di differente se non una parte storica o narrativa, rispetto a tanti che ti fan vedere solo il paesaggio o i prodotti su un banco di un qualche negozio straniero.

Però così è sempre un paciugo ....
Poi c'è la domanda: Come posso rendere il mondo migliore di com’è oggi? e qui mi si apre una voragine ma rischio di venir nuovamente segata perché è inevitabile... i miei concetti son differenti da quelli degli altri e la massa di pecoroni si fa sempre forza!!!

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